Il Cosmo di Giuseppe Portella

Giuseppe Portella presenta a Palazzo Marliani Cicogna una selezione di opere appositamente studiata per gli spazi delle esposizioni temporanee. Pochi Tagli di Luce, in resina e materiale olografico, animano di riflessi iridescenti l’unico ambiente che non è possibile oscurare. Mentre le sue resine e terre rare luminescenti, i Dualismi di luce, da fruire in due tempi sia illuminati sia nel buio più completo, dominano tutto il resto del percorso, seguendo diverse tematiche. Queste, spesso interconnesse e compresenti, vanno dal cosmo, all’ambiente, all’uomo, indagati però sempre attraverso lo studio della luce, razionalmente impiegato anche per svelare le contraddizioni della nostra conoscenza ottica della realtà.

Ma se ciò che percepiamo non è reale, o presenta realtà multiple, che si svelano solo per effetto di ciò che sappiamo o del mutare delle condizioni in cui andiamo a percepirle, proprio in queste infinite possibilità di “errore” che alla fine convivono e arricchiscono la nostra conoscenza del reale (esteriore e interiore) si svela il carattere intimo ed emozionale dell’arte di Portella, che interpreta liricamente l’essere onda, particella, quanti della luce nel medesimo momento, come “vibrazione”, comunicazione continua a una frequenza che ciascuno percepisce in base alla propria predisposizione d’animo.

Ecco quindi che il fenomeno della luminescenza delle terre rare, che si attiva al buio, sulla base di quanta luce le terre avevano assorbito in precedenza, in un ciclo infinito di assorbimento, rilascio e decadimento, diventa per l’artista lo specchio della luce stellare, che a noi arriva dopo millenni e quando alcune di quelle stelle che l’hanno generata sono ormai morte da tempo. Le terre inglobate nella resina si illuminano, ma in realtà quella luce vibra e muta per l’occhio umano perché nel momento stesso in cui viene emessa in realtà si sta esaurendo.

Il Cosmo di Portella è l’universo tutto, lo spazio stellare, il mondo, la terra, l’uomo nei suoi rapporti con la realtà, la luce: tutto ciò che esiste, anche indipendentemente dalla nostra percezione. Tutto ciò che è connesso e rilevante per la vita dell’uomo e per la sua maturazione emotiva e intellettiva entra nella sua arte, che è astrazione, ma astrazione geometrica; una diversa maniera di trascrivere le realtà, le dimensioni, il tempo, il pensiero che permane aldilà delle singole esistenze. Come si comunica con chi non ha gli stessi nostri codici interpretativi? Attraverso linguaggi universali. E sono proprio questi a prendere vita nelle opere dell’artista. I suoi lavori hanno sempre un dualismo comunicativo che emerge a seconda di come sono esposte alla luce. Più codici si confrontano: bande di colore “alla Rothko”, gialle, rosse e arancioni ci coinvolgono emotivamente per poi svanire completamente al buio rivelando la suprema fonte di informazione decifrabile sugli esseri viventi, i filamenti del DNA.

Nel mondo portato alla luce (letteralmente) dall’artista tutto si svela, si completa o si modifica. Al buio, le superfici fredde di metallo spazzolato, che richiamano gli spazi siderali, vedono i pianeti che le animano mutare di numero e forma. Oggetti concreti, e in leggero rilievo, dalla qualità tattile legata alla fibra che ne modella gli eleganti intarsi su mari di lacca rossa orientale, si trasformano nell’oscurità in neuroni in cui gli impulsi elettrici sono rivelati dal rapido decadere dei rossi (le terre che più velocemente si “spengono”), mentre la struttura della cellula è tridimensionalmente disegnata dalla persistenza dei verdi e dei blu impiegati.

Fuochi d’artificio sullo sfondo di notti stellate diventano nell’assenza di luce anemoni di mare con il cielo che si trasforma in oceano. E ancora, meduse – esseri viventi dotati di bioluminescenza – popolano i quadri creando analogie fra la loro vita, in alcuni famosi casi potenzialmente immortale in natura, che passa da stadi di crescita ad altri di decrescita e trasformazione, e quella della luminescenza delle terre che si accende e si spegne con lo stesso meccanismo. Tutto scorre, tutto si trasforma e la vita stessa non si perde: passa attraverso il tempo e lo spazio, comunicando se stessa in maniere differenti.

Allo stesso modo, le opere realizzate non impiegando le terre rare luminescenti condividono l’afflato al mutamento ottico, alla vibratilità percettiva. Anche in questo caso, la luce, grazie al mutare degli angoli di rifrazione e alla sovrapposizione tridimensionale della resina, trasforma in organismi viventi, ribollenti di possibilità, i semplici elementi geometrici dei quadri, a volte alludendo a “brodi primordiali” di realtà organiche sublimate nel colore, altre volte spiegando didascalicamente se stessa, la sua velocità e le sue caratteristiche ottiche.

Le geometrie piane, solide e molecolari, nella restituzione che ne dà l’artista, si caricano di significati simbolici, o divengono stilizzazione di elementi reali o dei significanti di linguaggi scritti, interpretabili liberamente da parte di chiunque indipendentemente dalla chiave di lettura, che, come forse Portella ci vuole suggerire, è differente per ciascuno, perché i messaggi che devono arrivare alla fine si percepiscono comunque adesso o in altri tempi o spazi.

Dottoressa Silvia Vacca
Conservatore delle Raccolte d’Arte del Museo Castello di Masnago (Va)